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La sostenibilità passa dagli energy manager

Dall’evento Retail & Food Energy, dedicato all’efficienza energetica nel retail e nell’industria alimentare, emerge un ruolo importante nel ridurre i consumi di refrigerazione e climatizzazione nei punti vendita

I retailer e la grande distribuzione stanno davvero contribuendo alla strategia Europa 2020 per promuovere la crescita sostenibile? Se sì, come avviene, a livello corporate, il passaggio di informazioni e la scelta di investire in sistemi per l'ottimizzazione dei consumi energetici? A quanto pare, tanto (se non tutto) ruota intorno alle capacità professionali e umane dell'Energy Manager, figura tecnica designata per gestire e razionalizzare ogni attività legata all'impiego di energia, dai punti vendita alle sedi centrali, dagli impianti di climatizzazione al freddo alimentare, dall'energy storage ad altri comportamenti virtuosi. “The Energy Manager R-Evolution” è infatti il leitmotive di Retail & Food Energy 2017, quinta edizione dell'evento IKN, che ha approfondito normative, tecnologie e soluzioni per l'efficientamento di negozi e store alimentari, con particolare attenzione a questa figura aziendale dal ruolo sempre più strategico e multitasking.

Primo step: fare bene il proprio mestiere

Dopo anni di contenimento dei costi, siamo forse arrivati alla resa dei conti sulla sostenibilità nel retail e, soprattutto, nel settore della GDO. Proprio sul rapporto tra energy manager e decisori, dalla proposta di investimenti alla giustificazione di tali scelte, interviene Alfio Fontana, Energy Manager di Carrefour, un colosso da oltre 12mila negozi in 35 nazioni, dei quali un migliaio si trovano in Italia. “La filiera corta, tra decisori e pool di energy management, ci ha permesso di ottenere risultati ambiziosi. La nostra attività spazia tra acquisto dell'energia, monitoraggio dei consumi, progetti di efficientamento e, soprattutto, promozione di un uso razionale dell'energia presso addetti e clienti nei punti vendita. Si parte dal presupposto che ognuno, nel proprio ambito, faccia bene il proprio mestiere: nel mio caso si tratta di aumentare sostenibilità ambientale, risparmi energetici ed economici, riducendo le emissioni di anidride carbonica.” Una strategia testimoniata anche dalla presenza come sponsor al meeting COP21 di Parigi, nel 2015, teatro di un maggiore impegno per l'efficienza a livello globale. La realtà francese ha optato per il sistema di gestione dell'energia certificato ISO 50001, che coinvolto l'intera filiera Carrefour con momenti di formazione e discussione.

“La nuova sfida ora è uscire dai confini – continua Alfio Fontana -. La rivoluzione deve partire da noi direttori, chiamati a capire i valori che ci spingono a scegliere questo lavoro. Non siamo qui solo per ridurre le voci di spesa, è importante contestualizzare l'insieme delle attività di ogni comparto nel territorio e nell'ambiente”. Un Energy Manager 2.0 che, insieme ai necessari benefici economici, persegue obiettivi che vadano oltre la riduzione dei kwh consumati: “nel gruppo CSR (Corporate Social Responsability) parliamo di biodiversità, benessere, relazioni con i partner e all'energy manager toccano i versanti lotta agli sprechi e rapporto con gli azionisti. Questo significa comunicare, creare cultura, saper spiegare a chi investe cosa significhi consumare meno e cosa si celi dietro determinate scelte. L'installazione di porte ai banchi frigo, per esempio, è stata inizialmente accolta con diffidenza, come una sorta di barriera verso il cliente. Ma abbiamo individuato e comunicato, fin da subito, i vantaggi non immediatamente quantificabili che ne hanno decretato il successo, ovvero il migliore comfort climatico in corsia, l'adeguata conservazione dei cibi freschi e la riduzione degli interventi di manutenzione sulle macchine”, conclude l'energy manager di Carrefour, invitando gli operatori del settore a rimanere al passo con questa nuova concezione di gestione delle risorse energetiche.

Il supporto di IoT e analytics

Dal ruolo dell'energy manager allo studio dei comportamenti energivori delle grandi realtà dell'industria alimentare. Per Mario Vacirca, Europe, Africa & Latin American Energy Demand Management Practice Lead di Accenture, l'efficientamento energetico passa da Internet of Things, cloud e motori per analizzare e correggere le anomalie. Il progetto di Accenture per i supermercati Sma (gruppo Auchan) è emblematico, in quanto ha saputo unire, nelle valutazioni, spesa energetica e facility management. “La spesa energetica contava circa il 2% dei ricavi dell'azienda e le perdite legate al mancato freddo potevano superare i 400mila euro l'anno. Numeri significativi in quanto collegabili a processi di efficientamento strutturale” spiega Vacirca. Accenture è partita dal fronte energy management, per capire i consumi di ogni punto vendita tramite smart metering in tempo reale, raccolta dati e motori analytics. Una quantità incredibile di informazioni integrate che hanno evidenziato come la refrigerazione e il condizionamento dell'aria coprano il 70% dei consumi e siano i primi nodi da affrontare nella correzione di comportamenti energivori.

 

Ecco i quattro passaggi del progetto:

 

  • definizione degli elementi da connettere: per non disturbare l'infrastruttura dei punti vendita si opta per la radiofrequenza, che trasmette dati al cloud ogni pochi minuti;
  • struttura di monitoraggio e controllo con team di energy manager e tecnici;
  • industrializzazione del processo con specifici algoritmi, identificazione delle anomalie e integrazione dei dati con quelli del facility management;
  • creazione del flusso operativo per risolvere le anomalie energetiche nei tempi stabiliti.

 

“Gli analytics hanno fatto la differenza – prosegue il dirigente Accenture -. Dall'impostazione di variabili apparentemente non correlate, avviene un matching su come esse influenzino il consumo energetico, con successiva quantificazione di tale consumo, con storico di tre anni. Per attuare poi il piano di saving, abbiamo applicato un differente protocollo, suddiviso in tre sotto-modelli: orario di apertura, notte, tre ore precedenti e tre successive alla fascia di apertura. Dalla combinazione di questi tre elementi nasce il calcolo previsionale da confrontare con quello effettivo e da convertire in costi”. L'investimento ha generato risparmi energetici complessivi del 6,5%, dei quali il 65% sul freddo alimentare, il 25% sulla climatizzazione e il 10% sull'illuminazione. Senza contare, poi, i tangibili risparmi economici, i benefici fiscali per l'intervento di efficientamento e il margine di guadagno per il gruppo francese.

di Maria Cecilia Chiappani

 

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